Struttura psicofisica doṣa ed epigenetica (abitudini)

Il terzo polo della triade, ossia il punto III, essendo quello meno strutturale e più psicologico potrebbe essere identificato dalle abitudini di vita, studiate oggi dall’epigenetica. Esse determinano soprattutto lo stato mentale, quindi, per esempio, una predisposizione allo sport e alla vita mondana è pitta, al cibo ed alla lettura è kapha, all’arte ed alla musica è vāta. La dieta, le letture ed il tipo di musica ascoltata, ovviamente, incidono molto su questo terzo aspetto.

Nel 2017 gli scienziati Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young, vincitori del Nobel per la medicina, nel loro lavoro Molecular Mechanisms Controlling Circadian Rhythms, sono arrivati a considerazioni praticamente sovrapponibili alle scoperte dell’Āyurveda indiano. Invito il lettore a leggere quanto emerso dalla loro ricerca. Essa consta dei bioritmi circadiani di sonno e veglia e della loro relazione con luce ed oscurità, natura e urbanizzazione, seguendo proprio i dettami dell’antica scienza indiana.

”Tutto il comportamento biologico di piante ed animali è determinato dai cicli di luce ed ombra. Noi su questo pianeta siamo schiavi del sole”

Sir Paul Nurse

Sir Paul Nurse, neuro scienziato esperto di cicli circadiani misurati attraverso gli oscillatori biomedici.

Come leggere, allora, la mappa corporale?

A questo punto viene in nostro aiuto la biologia molecolare, le cellule infatti sono piene di recettori che accolgono delle sostanze chimiche emesse dal sistema linfatico, da quello endocrino e dal loro generale in carica: la Ghiandola Pineale.

È lei che sovraintende alla produzione di una miriade di sostanze chimiche, dette neuro trasmettitori, che utilizziamo giornalmente per vivere. Queste hanno il compito di stimolare le funzioni vitali in base alla specificità di ogni singolo gruppo di cellule lavoratrici. Ogni cellula, infatti, oltre al campo d’azione specifico, per esempio la digestione per quelle dello stomaco, possiede molte porte d’attivazione dette, per l’appunto, recettori. I recettori ricevono oltre ai neuro-trasmettitorispecifici, rimanendo nella citazione di prima quelli coinvolti nella digestione, degli altri quali per esempio quelli del cortisolo, della noradrenalina, dell’adrenalina o delle endorfine, etc. In ultima analisi la cellula non riceve solo la chiave della sua funzione primaria: digerire, ma anche altri stimoli che la obbligano a lavorare o con calma e benessere o con stress e furia. Il Dott. Fritz Albert Popp, esperto di fisica delle radiazioni e docente presso la cattedra di radiologia dell’Università di Marburg, sta studiando gli effetti delle radiazioni sui sistemi viventi.

La Biofisica, di cui è pioniere, è alla ricerca dei cosiddetti “rimescolatori di frequenze”, ovvero delle frequenze che inducono a livello cellulare o la foto-riparazione o la degenerazione dei tessuti. La sua scoperta individua nella luce a 380 nanometri la frequenza della guarigione. Popp ha esteso e dimostrato praticamente l’intuizione che nel 1976 Bernhard Ruth ebbe sui bio-fotoni, ovvero dell’emissione di frequenze di luce da parte delle cellule nelle varie fasi di scambio. La sua intuizione è stata quella di intravedere una coerenza nelle frequenze cellulari, ossia del fatto che in salute la rete cellulare emette una radianza (taijasa) di luce ed ordine, mentre in malattia questo ordine è stravolto con la susseguente perdita dell’intensità luminosa dei bio-fotoni. Ciò diede nuovi spunti alla genetica ondulatoria e allo studio dell’epigenetica, di come le abitudini agiscano, nel “bene” o nel “male”, sull’ordine cellulare. Fu proprio tale scoperta che ripotenziò la fiducia della medicina verso l’omeopatia e le scienze naturali.

“Oggi sappiamo che l’uomo, in sostanza, è un essere di luce, e la scienza moderna della fotobiologia sta attualmente dimostrando questo. In termini di guarigione, le implicazioni sono immense. Ora sappiamo, che i quanti di luce sono in grado di avviare, o arrestare, reazioni a cascata nelle cellule, e che un danno cellulare genetico può essere virtualmente riparato, in poche ore, da deboli fasci di luce. Siamo sulla soglia per poter comprendere appieno il complesso rapporto tra la luce e la vita, ma ora possiamo dire con forza, che la funzione di tutto il nostro metabolismo dipende dalla luce”

Dr. Fritz Albert Popp

Qui possiamo agganciare il Dr. Luigi Mastronardi, psicologo e psicoterapeuta esperto di psicosomatica. Sono sempre le risposte psicologiche a creare un ambiente o alcalino, e quindi “positivo”, o acido, e quindi “negativo”, per l’azione dei fotoni di luce a livello cellulare. La malattia per lui è l’accettazione di una responsabilità, ovvero la presa di coscienza che, per accedere ad un livello più alto di benessere, mente e corpo devono passare attraverso il “calvario” del dolore. Nella ressa delle nostre metropoli è molto comune, infatti, cibarsi di nervosismo.

Più l’organismo è costretto ad agire sotto pressione, paura, odio, più richiederà queste sostanze tossiche (stress) alla rete endocrina. Più il cervello invia neurotrasmettitori specifici alle cellule, più obbliga le stesse, ad ogni riproduzione ed autorigenerazione genetica, ad incentivare i recettori adatti a questi stimoli nervosi. Così le cellule, nel giro di poche rigenerazioni, si ricreano sempre più adatte e affamate di quei neuro-trasmettitori specifici, sempre più piene di recettori malsani, se le abitudini sono errate. Brevemente, se il condizionamento è massivo, tutto il sistema si riproduce via via più idoneo a quel sistema operativo in corso.

Ben presto oltre alle cellule del settore specifico, il condizionamento coinvolgerà il dna di tutto l’organismo. Ad ogni riproduzione, le sinapsi di collegamento dei neuroni e la produzione di onde cerebrali, quindi tutti gli umori e le predisposizioni psicomotorie, ne saranno condizionati. Se ne evince che una cellula, predisposta con determinati recettori, obbligherà l’intero sistema a lavorare per produrre ed attivare gli stati d’animo e le circostanze di vita che rafforzino le sue predisposizioni. L’organismo nutrirà a livello chimico le cellule “affamate” di quella chimica particolare. Ecco che così una persona confeziona sé stessa semplicemente confermando gli schemi sinaptici (Mappe Neuronali) stimolati dalle circostanze esterne. Questo può andare bene se ci troviamo in un ambiente stimolante, non se esso è cupo.

Se il contesto è soggetto a stress, ci si nutrirà letteralmente di agitazione, e vivendolo si renderanno le cellule sempre più adatte al quel nervosismo su base chimica, modificando il dna in formule ricche di recettori per il cortisolo ed il ciclo dell’adrenalino-noradrenalina. La “fame chimica” spingerà a modificare gli eventi, consciamente ed inconsciamente, in funzione di quei livelli d’informazione cellulare.

Prima di proseguire vorrei fare un’incisa che ritengo fondamentale e che dà spessore a tutto ciò che diremo in seguito. Abbiamo accennato alla nostra predisposizione nel poter modificare il dna e questo è oggi assodato scientificamente (l’80% del dna è modificabile in base alle abitudini di vita: l’epigenetica conferma l’āyurveda). C’è un’altra sfumatura fondamentale ditale processo: il sistema nervoso. Esso si divide in Centrale e Periferico, e comporta una fittissima rete di filamenti nervosi che dal cervello si diramano in tutto il sistema corpo-mente sino alle zone più remote della sua periferia. Quello Centrale, detto Central Nervous System (CNS), comprende il cervello e la corda spinale; mentre il Periferico, detto Peripheral Nervous System (PNS), comprende 31 coppie di nervi che si distaccano dal CNS e che collegano il cervello ai recettori situati nei muscoli, nelle ghiandole, nei dotti sanguigni e negli organi. Il periferico a sua volta si divide in somatico e automatico. Il somatico governa tutte le reazioni volontarie e relativi movimenti; mentre l’automatico tutte quelle involontarie: digestione, pompa cardiaca, respirazione, etc, in parole povere è il pilota automatico. Ora l’automatico si divide, a sua volta, in simpatico e parasimpatico. Al simpatico competono tutte le reazioni vitali nei confronti di un pericolo (cervello rettiliano ed amigdala): le cosiddette reazioni “Combatti o Scappa” (Fight or Flight Mode, ciclo delle surrenali e relativa produzione di cortisolo ed adrenalina, on switch mode); mentre al parasimpatico competono tutte le operazioni, di calma e rilassamento, antagoniste a tali reazioni che si innescano quando il pericolo è passato (Cervello Limbico o Mammaliano e Ghiandola Pineale): le cosiddette “Controreazioni Sedanti” (relax mode, ciclo delle Endorfine, off switch mode). Ebbene, in condizioni comuni i cicli di reazione e controsedazione sono per così dire “naturali” e quindi legati al contesto sociale, al genere, al temperamento, all’età, alla dieta, al peso, alle credenze ed alle circostanze locali. In un certo qual modo l’essere umano medio non riesce ad agire sulla controreazione ad un riflesso improvviso dell’organismo e perciò deve attendere che la situazione di emergenza innescatasi si calmi.

Ovviamente diviene sempre più difficile controllare le reazioni quando i livelli di stress e di ipertrofia delle normali funzioni dell’amigdala si cronicizzano o nevroticizzano, con tutta la sequela di conseguenze che questo può comportare. Ciò, però, non accade per lo yogin (genere maschile, yoginī-femminile) che, invece, grazie alla respirazione (prāṇayāma) riesce ad intervenire sulle reazioni vitali dell’amigdala sedandone gli effetti attraverso l’attivazione della pineale (respirazione, ginnastica, sesso, canto, arte e meditazione). È dunque fondamentale saper giudicare la reale pericolosità di una situazione e reagire di conseguenza, in maniera attiva se c’è un pericolo reale, o sedandone gli effetti automatici, con l’ausilio della respirazione ed il rallentamento delle onde cerebrali, se invece il pericolo è solo immaginato. Se, infatti, siamo predisposti a fare una cosa con un alto livello di nervosismo, per esempio, facendola e rifacendola in quel modo non faremo che intensificarla. Se accadrà che una circostanza di vita si delineerà diversamente dal nostro vissuto abituale, l’inconscio prenderà le redini della situazione per riattivare la predisposizione che abbiamo attivato con le abitudini (saṁskāra).

Tutto ciò corrisponde a delle mappe concettuali, ovvero ad uno o più schemi consolidati a livello neuronale per fare una determinata cosa in una specifica maniera e, più volte un’azione si ripete, più essa diviene automatica, innescando così i processi d’automazione sensoriale e neurologica ad essa legati. È necessario comprendere, allora, che è proprio lì che dobbiamo lavorare, riprogrammando profondamente tutto il corredo biochimico attraverso delle sane abitudini di vita. Per l’Āyurveda, inoltre, come per buona parte della moderna dietologia (somatoterapia), l’80% delle malattie deriva dagli squilibri dell’intestino (antra o īlikā), è dunque fondamentale evitare il più possibile la permanenza ed il ristagno in esso delle tossine (āma-mala). Generalmente viviamo tutti in una condizione di disbiosi (cattivo equilibrio immunitario), quando dovremmo propendere verso l’eubiosi (equilibrio ottimale del sistema immunitario). L’intestino, soprattutto nel tratto iniziale del tenue (detto “digiuno”), è l’organo principale della risposta immunitaria che, al contrario, viene abbassata da: lieviti, zuccheri raffinati, glutine, alcolici, latticini e dal consumo eccessivo di carni rosse. Questi cibi, così come altre concause, sono responsabili dell’inflamm-aging, termine coniato nel 2000 dal professor Claudio Franceschi dell’Università di Bologna, con il quale vengono prese in analisi le sostanze e le abitudini che aumentano l’infiammazione corporea e che, abbassando il sistema immunitario, accelerano l’invecchiamento. Incrementano, invece, la reattività del sistema immunitario: il reservatrolo (in erboristeria), la vitamina C (soprattutto i limoni più degli altri agrumi, i kiwi e le verdure rosse), gli xilani (contenuti nelle fibre vegetali), i glucani (zuccheri semplici), i probiotici (soprattutto il kephir), gli oli della salute quali quello extravergine d’oliva, di semi di lino, di canapa e di avocado (ricchi di polifenoli), e leverdure crude. Le piante, infatti, difendendosi dai parassiti producono le sostanze adatte alla stimolazione delle difese immunitarie. Sull’importanza delle verdure crude è molto interessante lo studio del francese Francis Chaboussou del French National Institute of Agricultural Research e la sua teoria della Trophobiosis. Nelle radici e nelle foglie delle piante esistono delle fibre prebiotiche che servono ad alimentare il microbioma e la salute dei villi intestinali. Queste sono fondamentali perché portano con sé la benzina necessaria per combattere i batteri intestinali nocivi che vivono in assenza di luce ed ossigeno, sono dunque più completi dei probiotici semplici, ovviamente a patto che le piante non siano alterate dai pesticidi. I latticini, dicevamo, hanno una tossicità metabolica elevata (meno per il gruppo sanguigno B) e, purtroppo, sono oggi presi spesso sottogamba dagli stessi vegetariani. Se vengono consumati in eccesso, intossicano più delle carni di pecora, capra, pollo e tacchino che, invece, sono usate nell’Āyurveda come ricostituente per le malattie, il sesso, il combattimento e sono vivamente indicate per gli kṣatriya, i guerrieri.

Recentemente Pankaj Naram (oggi defunto) il medico del Dalai Lama, a causa di un peggioramento della salute dovuto ai tanti impegni diplomatici non più compatibili con l’età avanzata, lo ha costretto a reintrodurre la carne nella dieta. Di questo cambiamento, ovviamente, Sua Santità ha fatto pubblica dichiarazione ed ammenda, dichiarando che parte delle sue preghiere rituali sarebbero state dedicate alle anime degli animali di cui sarà costretto a cibarsi.

“Quando la dieta è sbagliata, la medicina non è sufficiente; quando la dieta è corretta, la medicina non è necessaria“

Subhāṣita, detto āyurvedico.

Tale prospettiva apre la via ad un dibattito enorme che non è mia intenzione affrontare, vista la sua delicatezza e complessità, di certo però l’essere umano essendo frugivoro può e deve, se necessario, integrare la carne come componente di una dieta sana (e come anche nei testi radice dell’āyurveda: Suśruta Saṃhitā e Caraka Saṃhitā), andando negli anni a calare con il quantitativo, sino alla completa sospensione in vecchiaia.

Gli utilizzi della carne sono molteplici, il fabbisogno proteico come vedremo potrebbe essenziale per il rinnovamento cellulare. Se aggiungiamo le nozioni relative al condizionamento psicologico della dieta con le odierne ricerche sulle frequenze elettromagnetiche sorgono spunti molto interessanti di riflessione. Siamo composti d’acqua (jala): i bambini sino all’80%, gli adulti intorno al 70% e gli anziani circa al 65%. Tutta la salute, fisica e psichica, ruota intorno a questo elemento naturale. È fondamentale bere e idratare il corpo adeguatamente, ogni processo cellulare è legato ad un corretto livello idrosalino. Dovremmo bere circa 30 ml d’acqua per ogni chilo di peso corporeo, questo sino ai 35 gradi di temperatura ambientale, in condizioni non ginniche. Se si fa sport e la temperatura sale, la dose va rincarata di mezzo litro ogni 3 gradi in calore. Uno sportivo agonista può anche bere nel pieno dell’attività 5/6 litri al giorno, questo ovviamente in base al sesso, alla dieta, alle ore di sport, alla stagione.

Ultimamente un’equipe di biologi russi capitanati dal Dottor Pjotr Gargajev, ha scoperto che ogni singola proteina presente nel nostro dna emette una vibrazione a bassa frequenza. Se quel suono viene sommato a tutti gli altri che costituiscono la catena del corredo genetico, ne risultano le armoniche della nostra vibrazione di base: il codice genetico in forma di risonanze elettromagnetiche. Cosa ancora più stupefacente è che solo una percentuale orientativa del 20% del dna è immutabile, il resto varia a causa delle esperienze di vita vissuta e può essere condizionato dall’ambiente (epigenetica) tramite le vibrazioni, l’elettromagnetismo, i suoni e le abitudini. Si può dire anche che una buona parte del dna è ritenuto tecnicamente “rottame”, ovvero adattativo, da espellere o riprogrammare continuamente, e questa programmazione avviene di fatto soprattutto attraverso le abitudini. Il dna rottame è, dunque, ciò che creiamo attraverso le cattive abitudini di vita e che comporta delle falle nella creazione delle catene proteiche. La percentuale non mutabile, invece, fa da magazzino alle informazioni alla base della nostra incarnazione. In parole povere, questo procedimento epigenetico dimostra scientificamente che le abitudini determinano il nostro bagaglio genetico per il futuro. Come in una ricerca musicale, l’equipe ha scoperto che il linguaggio (PNL) e la musica (Musicoterapia) possono alterare positivamente le sequenze e riparare i tratti di dna danneggiati dalle malsane abitudini di vita. Ciò avviene perché le proteine, che compongono il dna, sono costituite da una cospicua base d’acqua. L’acqua, com’è evidente notare dalle increspature che si formano sul pelo dei liquidi, vibra in presenza di suoni. Le vibrazioni impongono alle cellule laloro frequenza specifica e così s’innesca la catena degli attriti delle sostanze biologiche che poi vanno a costituire la nostra frequenza di base. Oltre ad attivare la velocità di scambio delle proteine a livello cellulare, le vibrazioni rendono più facile la loro riparazione o sostituzione nella catena del codice genetico. “I cromosomi vivi funzionano come computer solitonici od olografici usando la radiazione del dna endogeno” afferma Gargajev. Ciò ha reso possibile, tramite la radiazione delle frequenze di un laser, la modificazione della scala cromosomica sostituendone interi filamenti. Lo staff russo ha così selezionato le frequenze che permettono alla catena di rigenerarsi e ripararsi da sola. Tale implicazione accende un faro illuminante sul nostro agire. Deve necessariamente essere presente una profonda coerenza tra il pensare la vita ed il viverla. I compromessi devono essere coerenti con le abitudini di vita perché, attraverso ciò che diciamo e pensiamo, decretiamo il nostro accesso alla felicità. Da un punto di vista āyurvedico, le nostre abitudini, la musica che ascoltiamo, i libri che leggiamo, le cose che diciamo e come lo facciamo, in buona sostanza le nostre abitudini delineano il doṣa predominante della sfera psicologica ed i relativi sbilanciamenti nel caso siano presenti degli squilibri.

Concludendo, le tre sfere d’indagine delineate in questa tesi,

ovvero struttura genetica = doṣa e dna (concepimento), struttura fisiologica = doṣa e digestione (dieta) e struttura psicologica = doṣa ed epigenetica (abitudini),

non esauriscono di certo la quaestio. Questi aprono solo possibili campi d’indagine, futuribili orizzonti di senso e scambio dialettico tra le scienze della salute. Ribadisco, in chiusura di tale modestissimo contributo alla verità (satya), che la realtà oggettiva è una e per tale motivo, pur essendo descrivibile in infiniti modi, deve essere auspicabile un campo d’azione comune in cui più scienze, con umiltà e autorevolezza, si arricchiscano vicendevolmente per il fine dell’umano sapere e dell’umano benessere:

“abhedebhedanaṃ bhedite ca antara-anusaṃdhānena abhedhanaṃ”,”separando le identità nelle differenze e attraverso la ricerca delle differenze nell’identità “

subhāṣita, detto popolare.

sarva maṅgalaṃ

About the author

Luca Rudra Vincenzini

Ha iniziato gli studi di filosofia ad Orientalistica all’Università “La Sapienza” di Roma nel 1990, presso il dipartimento di Studi Orientali, Facoltà di Lettere e Filosofia, dove ha seguito i corsi di profondi conoscitori della cultura orientale, quali: Raffaele Torella e Fabio Scialpi (Sanscrito e Filosofia dell’India), Corrado Pensa (Buddhismo), Giuliano Bertuccioli (Lingua e Letteratura…

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