Lo yoga e l’infanzia

“Perché credi sia importante portare lo Yoga e la meditazione tra i ragazzi, anche qui in occidente?”.

Quando mi è stata posta questa domanda, la mia mente ha iniziato a ragionare, ad immaginare, a visualizzare tutti i possibili argomenti in risposta. Finché ho dovuto rallentare e respirare, e poi ancora rallentare, per ordinare i pensieri e cercare di trovare delle risposte che racchiudessero, almeno in parte, quello che volevo esprimere.

Lo Yoga e la meditazione fanno parte della mia vita quotidiana da circa 7 anni e, una delle pratiche che ho appreso, non così facilmente, è quella di portare l’attenzione sul respiro per passare da una posizione all’altra o per entrare in meditazione profonda. Rallentare e respirare (consapevolmente) sono azioni spesso mancanti nella vita degli adolescenti, perché oggi sembra che sia la velocità a contare e la quantità di cose da fare ad essere importante.

Siamo bombardati continuamente da immagini veloci che ci suggeriscono modi di essere e di fare. Che ci esortano ad uniformarci al sistema. I “social” sono sicuramente uno strumento positivo se usato con intelligenza, perché ci permettono di “socializzare”, appunto, con persone che sono distanti e che non possiamo vedere tutti i giorni.

Ci avvicinano in qualche modo, ma spesso sono fonte di isolamento. Ci troviamo nella stessa stanza, ma siamo lontani, connessi con il mondo esterno ma disconnessi con chi ci sta accanto.

I ragazzi sovente ne fanno un uso spropositato, identificandosi con personaggi che non hanno nulla da offrire se non un modello vuoto, fatto di sola esteriorità. Non voglio dire che sia tutto negativo, ma spesso ci troviamo di fronte a delle adolescenti che vogliono imitare la loro influencer preferita e si immedesimano a tal punto con lei, da spersonalizzare sé stesse.

I ragazzi, invece, non di rado prendono a modello cantanti che riportano nei loro testi la violenza e il non rispetto o youtuber che sponsorizzano l’ultimo modello di cellulare. La competizione fa parte di questo gioco: chi è più magra, chi è più sexy, chi è più “figo”, chi ha più followers. È tutto basato sulla bellezza esteriore e sulla quantità, tralasciando invece la vera bellezza, quella interiore, e la vera ricchezza, l’essere.

La competizione

A proposito di competizione, lo psicologo Paolo Crepet parla di come dovremmo insegnare ai nostri figli che: “la perfezione non esiste e tutti hanno il diritto di essere rispettati e amati per quello che sono, non per quello che hanno o per quello che riescono a fare”. Per ciò che “sono” quindi, non imitando qualcuno, ma trovando la migliore parte di sé stessi da esprimere. Un’altra caratteristica che accomuna tanto i ragazzi di oggi è l’ansia da prestazione. Una cara amica, insegnante in un liceo in provincia di Roma, mi racconta di come spesso i ragazzi si sentano sotto stress per una interrogazione, per paura di sbagliare, fallire o deludere i genitori. Li trova in bagno a piangere, in preda a vere e proprie crisi di panico.


Lei è una delle poche insegnanti (non a caso anche studiosa e maestra di Yoga) a saper cogliere i sentimenti di quei ragazzi per riuscire a guidarli verso una respirazione consapevole, atta a far ritrovare la tranquillità.

L’empatia (dal greco empateia=sentire dentro) è una qualità che tutti noi possediamo, ma che non tutti riusciamo a sviluppare.

Se, al contario, iniziassimo a sentire e ad incrementare l’attività dei neuroni specchio (i quali ci aiutano a carpire gli stati d’animo di chi ci sta di fronte), forse non ci sarebbero tanti casi di bullismo o di violenza fisica e verbale; bullismo o cyber-bullismo verso chi è diverso dagli stereotipi contemporanei o verso chi è meno fortunato di altri. Un altro elemento che condiziona il comportamento delle persone e, nello specifico dei ragazzi, è la continua frequentazione di posti al chiuso.

Trovarsi con la comitiva in un centro commerciale pieno di gente, proiettata verso l’esterno, non aiuta lo sviluppo della persona interiore e la relazione sociale con il prossimo. Essere unicamente concentrati sulle cose, alimenta e rafforza il non essere sé stessi, o meglio, il non scoprire chi ciascuno di noi è veramente. Il poco contatto con la natura, che è una ricarica naturale di energia, fa sì che avvenga in noi una produzione eccessiva di cortisolo, attraverso l’ipertrofia delle ghiandole amigdale. E quindi, di nuovo, lo stress si impadronisce di noi.

L’importanza del contatto con Madre Natura

Il poco contatto con Madre Natura non fa comprendere l’importanza del rispetto per Essa. Basterebbe, a volte, scendere un paio di fermate prima, fare una passeggiata in un parco, assaporare i profumi, ascoltare i rumori. I passerotti che cantano, le foglie che scricchiolano sotto le scarpe, il vento fra gli alberi o la pioggia che scende, per essere più sereni. Tutto questo permetterebbe di concentrarci sul bello che c’è intorno a noi, di ascoltare per tornare in contatto con la nostra parte più intima e più semplice: il nostro respiro, il nostro Sé (ātmā). Le pratiche yogiche, intese non solo come esercizio fisico, hanno come fine intermedio anche quello di condurre la coscienza ad accogliere tutte le istanze interiori. Ritrovare il bello dentro di noi è il viatico per riscoprirlo all’esterno, negli altri e in ciò che ci circonda.

La pratica dello Yoga

Lo Yoga, pratica antichissima, non è composta solo da āsana (posizioni) complicati e non va intesa assolutamente come una pratica religiosa. È, piuttosto, una filosofia di vita, una pratica di consapevolezza, connotata da una serie di tecniche volte al ricentramento dei sensi, al rispetto per sé stessi e per gli altri e alla scoperta delle meraviglie (camatkāra) che ci circondano.

Il termine deriva dalla radice verbale √yug=aggiogare e/o unire, per metafora, i sensi alla mente e quindi, per estensione, riunire la coscienza individuale a quella Universale. Per questo motivo Yoga è: unione, amore, empatia, meditazione, contemplazione, silenzio e libertà.

È un mezzo valido per farci assaporare ogni attimo di vita nel momento presente, nel qui ed ora. È un modo, non certamente l’unico, per insegnare ai ragazzi non tanto ad inventare la propria via, quanto invece a riscoprire la propria anima. Lo Yoga ci aiuta a comprendere che la vita non è fatta soltanto di “casino”, di rumore, di confusione e velocità. Ci insegna che, ogni volta che ne sentiamo il bisogno, possiamo fermarci a respirare e ritrovare la calma.

“La vera forza non sta nel potere, nel denaro o nelle armi, ma nella pace profonda, nella pace interiore. La pratica della consapevolezza, in ogni istante della vita quotidiana, può alimentare questa pace”

Thich Nhat Hanh

Essere nel momento presente, ci rende più forti e consapevoli, ci aiuta ad affrontare quelle cose che prima ci sembravano fuori dalla nostra portata. Nel caso degli adolescenti, un’interrogazione in una materia ostica o un momento difficile in casa e nella vita quotidiana. Lo Yoga, inoltre, ci permette di potenziare la parte emotiva e creativa, anche per questo motivo sarebbe importante inserirlo come materia di studio sin dall’infanzia. In alcune scuole primarie è stato affiancato alle altre materie, come materia pratico-esperienziale. Le insegnanti che si avvalgono di questa possibilità, hanno ottenuto grandi risultati con i loro alunni, sia da un punto di vista umano che didattico.


Questo perché lo Yoga e la meditazione risvegliano in noi i buoni sentimenti e ci permettono di gestire con sapienza quelli negativi. E così si innesca un circolo virtuoso. Migliorano i rapporti con gli altri, si potenzia la necessità del rapporto con la natura e la serenità di convivere serenamente con sé stessi. La mancanza della quale serenità è il punto di partenza dei nostri disagi. Migliorare il rapporto con noi stessi e con i pensieri positivi, lascerà sempre meno spazio a quelli distruttivi.

Il Dalai Lama, ha detto a tal proposito:

“se a ogni bimbo di 8 anni venisse insegnata la meditazione, elimineremmo la violenza dal mondo entro una generazione”.

Quest’affermazione rende bene l’idea di che potenziale inesplorato abbia la nostra mente e di come i comportamenti condizionino la vita. La consapevolezza, di fatto, può aiutarci a riconoscere le emozioni, a saperle vivere senza conflitti ed, in alcuni casi, a trasformarle in qualcosa di più alto.

“Lo stato della mente può essere cambiato dalle nostre azioni: quello che facciamo influenza la nostra mente”.

Lo yoga e il nostro cervello

Dando spazio all’emisfero destro del cervello, viene alimentata la nostra parte creativa e con essa la ghiandola pineale. La pineale produce gli ormoni del benessere e della felicità e, il suo potenziamento, ha il potere di inibire la produzione di cortisolo (stress) da parte delle amigdale. In questo modo, il sistema limbico (cervello mammaliano) attiva l’emissione di pensieri ed emozioni positive. Se ci troviamo quindi in una situazione di benessere, sarà incrementata anche l’autostima. Un alto livello di autostima conduce l’essere umano a trovare gli interessi giusti per la sua vita, quelli in cui saprà di riuscire.

“Ognuno è un genio, ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la vita a credersi stupido”

Albert Einstein

Arrivare all’interesse più adatto

Tornando ai ragazzi, possono trovare l’interesse più adatto alle loro predisposizioni, preparando così un terreno fertile per il proprio futuro lavorativo, senza doversi tutti uniformare ai pochi stereotipi che vengono suggeriti dalle pubblicità.

Un mondo fatto di adulti soddisfatti del proprio lavoro e della propria vita, rende la società equilibrata. Ma per ottenere questo bisogna sempre partire da sé stessi, perché la felicità è dentro di noi.

Lo Yoga e la meditazione (dhyāna) ci aiutano ad arrivare a quel punto nascosto e a farlo fiorire. Non sempre il cammino è semplice e senza intoppi, anzi. A volte potremmo ritrovarci di fronte ad emozioni che ci spaventano o che non ci piacciono. Il cambiamento non è mai semplice, il lasciare andare, soprattutto per noi occidentali, lo è ancora meno. Ma avere delle basi solide di consapevolezza è già un grande passo avanti. Del resto anche il fiore di Loto nasce dal fango ed è questa la sua magia.

Da qualunque stato partiamo, anche il più oscuro, possiamo risplendere in tutta la nostra bellezza.

About the author

Chiara Muratore

Ha iniziato la pratica dell’Haṭha Yoga nel 2014 con lo stile Anusāra, ha proseguito poi con lo stile Vinyāsa, incontrando Sara Bigatti, e ne ha fatto il proprio percorso. Ha conseguito con Gisa Franceschelli, Maria Verde e Maria Rosaria Dibenedetto il titolo di istruttrice Yoga Scuola Coni-Csen per l’Infanzia e l’Adolescenza. È allieva di Amadio…

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