Jyotiṣa I corpi celesti

I corpi celesti graha e nakṣatra nel Jyotisa

Uno dei misteri più profondi dell’esistenza è il tempo (kāla), ossia quel fluire di eventi che sommerge la nostra vita tra la nascita e la morte. Il tempo è suddiviso in intervalli. Gli intervalli variano da quello estremamente breve, che caratterizza il respiro, a quello estremamente duraturo, che caratterizza uno yuga o un manvantara.

Nel mezzo abbiamo gli intervalli scanditi dai movimenti dei vari pianeti, soprattutto dai cicli lunari e solari. Di base, i pianeti, con il loro movimento altro non sono che le lancette di un enorme orologio, che è l’universo stesso. Dal movimento apparente del Sole attorno alla Terra abbiamo il ciclo di giorno e notte. Nell’astrologia indiana, tale ciclo è chiamato ahorātra, da cui deriva anche il termine horā che indica appunto l’ora come misura temporale, oltre ad indicare quel particolare aspetto dell’astrologia che ha a che fare con l’interpretazione dei simboli. I testi astrologici che si occupano di tale aspetto sono chiamati Horā Śastra.

Il ciclo giorno/notte è associato ai due lumi principali: Sole e Luna, gli elementi sui quali si basa tutto il sapere astrologico nel Jyotisa. Se osserviamo il cielo costantemente possiamo notare due tipi di corpi celesti: quelli fissi e quelli mobili. Quelli fissi sono i corpi celesti che non cambiano la distanza che intercorre tra loro, ovvero le stelle, quelli mobili sono i corpi celesti che tendono a muoversi lungo la volta celeste che, al contrario, risulta fissa. L’universo, nella cosmologia hindū, è diviso in differenti piani di esistenza, detti loka.

Bhūrloka, bhūvaloka e svargaloka

Quelli che più interessano l’essere umano sono i primi tre: bhūrloka, bhūvaloka e svargaloka. Nell’astrologia indiana bhūrloka è la Terra, bhūvaloka è il sistema solare (letteralmente “l’atmosfera tra terra e cielo”) e per svargaloka si intendono, invece, le stelle presenti nella volta celeste (letteralmente “paradisi”). L’astrologia indiana, chiamata Jyotisa, (da jyoti che significa luce) ha a che fare proprio con lo studio del tempo e delle corrispondenze tra gli eventi che si verificano in Cielo e in Terra, e con le analisi di ciò che avviene in bhūrloka, bhūvaloka e svargaloka. La Terra (bhūrloka) è lo scenario in cui il dramma dell’esistenza umana prende atto, un dramma che, secondo il Jyotisa, altro non è che il riflesso di ciò che avviene in cielo. Osservando i corpi celesti, infatti, possiamo trovare la chiave di lettura per comprendere al meglio ciò che accade sulla Terra.

Così come, secondo l’Āyurveda, ogni individuo nasce con una particolare prakṛti che indica la sua costituzione fisica, allo stesso modo ogni individuo nasce con una particolare posizione di pianeti, in determinate zone celesti, che indica una specifica predisposizione agli eventi, una determinata “tendenza karmica”. Come abbiamo accennato poco fa, i corpi celesti che consideriamo nel Jyotisa sono quelli mobili, detti graha e appartengono al bhūvaloka, e quelli fissi, chiamati nakṣatra e appartengono a svargaloka.

I nove graha del bhūvaloka

Tra i graha abbiamo i due lumi principali, il Sole e la Luna, i signori del giorno e della notte, più i cinque pianeti visibili ad occhio nudo (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno che vengono associati ai cinque elementi nel seguente ordine: Terra, Acqua, Fuoco, Spazio e Aria) ed i due nodi lunari, ovvero i due punti di intersezione tra l’orbita solare e quella lunare, i punti dove vanno a formarsi le eclissi, chiamati Rāhu e Ketu. Rāhu e Ketu sono invisibili e si mostrano solo durante le eclissi, quando vanno ad oscurare il Sole o la Luna.

Il termine graha letteralmente è tradotto come ciò “che afferra”, “che possiede”, “che eclissa” ed indica proprio la modalità con la quale, secondo l’astrologia Jyotisa , i pianeti agiscono su di noi esercitando una particolare influenza, eclissando la nostra reale natura, che invece brilla al di là dell’influenza del pianeta in oggetto. Dunque i nove graha sono considerati le “forze” che influenzano il nostro modo di essere, di pensare, di agire e, di conseguenza, il corso dell’esistenza di ciascuno. Le possiamo vedere o come agenti esterne o come correnti interne, oppure in entrambe le maniere, poiché in ultima istanza non vi è differenza tra “fuori” e “dentro”, esattamente come per l’aria che è presente sia all’esterno che all’interno di un vaso.

Ogni graha ha tantissime corrispondenze ed innumerevoli significati ai fini dell’interpretazione del tema natale. Il Sole rappresenta da un lato la parte più profonda dell’individuo, la coscienza pura (caitanya), dall’altro è invece l’Io, l’ego (ahaṁkāra). La Luna, essendo riflesso della luce del Sole, va a rappresentare sia citta, la mente come “contrazione” di caitanya, sia l’aspetto emotivo/mentale dell’individuo.

Sole e Luna sono i lumi principali e tutto il Jyotisa e la computazione temporale fa capo a questi due pianeti che in termini tantrici possiamo anche associare, ad un livello più alto, a prakāśa (luce) e vimarśa (autocoscienza). Prakāśa-Sole è la luce della coscienza e vimarśa-Luna il suo riflesso in molteplici forme.

I cinque tāra-graha nel Jyotisa

In cielo possiamo notare anche altri astri che tendono a muoversi costantemente, essi sono chiamati tāra graha (tāra significa stella) poiché da lontano assomigliano a delle stelle, essi sono Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. Mercurio è chiamato Budha e rappresenta sia la buddhi, l’intelletto, che il suo modo di manifestarsi attraverso la parola e la comunicazione (vāc).

Nei racconti mitologici indiani Mercurio nasce da un rapporto illegittimo tra Tāra, la moglie di Giove-Bṛhaspati, e Candra, la Luna (che nell’astrologia vedica Jyotisa è maschile). Mentre la Luna indica l’intero piano mentale-emotivo, Mercurio, suo figlio, indica l’intelletto ed il modo di comunicare.

Venere

Venere (Śukra, anch’esso è maschile), indica il desiderio. Il termine Śukra è tradotto dal sanscrito con gli aggettivi: bianco e brillante, non a caso Venere appare in cielo come una stella particolarmente luminosa.


Con il termine Śukra si indica anche lo sperma, il liquido seminale. Se osserviamo il cielo in maniera regolare possiamo notare che il pianeta Venere è solitamente visibile all’alba, come stella del mattino, per circa nove mesi. Per due mesi diventa invisibile poiché si trova vicino al Sole. Proprio per questo motivo, in India, in questi due mesi non si celebrano matrimoni poiché si tratta di un periodo considerato di cattivo auspicio per le relazioni. Successivamente Venere diviene visibile al tramonto, come stella della sera, per altri nove mesi. Interessante notare la relazione tra Śukra-Venere-seme e i nove mesi (tempo di gestazione).

Nella mitologia Venere è il maestro/Guru degli Asura, i demoni, ossia Śukrācārya, colui che possiede saṅjīvinī vidyā, ovvero la conoscenza del metodo per resuscitare i morti. Marte (Maṅgala) indica la forza di volontà, il potere di agire dell’individuo. Nel Bṛhatparāśarahorā Śastra, Marte viene descritto nei seguenti modi: “con indosso vestiti e ghirlande rosse e con in mano una lancia, un tridente, un machete e un gesto di buona fortuna, Egli cavalca un ariete”.

Marte

Marte è rosso, come il fuoco, tale aspetto indica appunto la sua natura calda e focosa, inoltre ha quattro braccia, poiché è molto attivo. Con tre delle sue mani impugna delle armi: la lancia, segno di acume e ambizione; il tridente, che indica l’abilità nell’attuare trasformazioni mediante la forza di volontà, e il machete, che indica la capacità di distruggere gli impedimenti. Il mudrā (gesto) che compie con un’altra mano, augura invece “buona fortuna”. Egli viene descritto a cavallo di un ariete e ciò rappresenta l’abilità nel riuscire a scalare alte vette e raggiungere nuove terre.

Giove

Giove (Guru) rappresenta la saggezza e la potenziale connessione che abbiamo col “Guru Tattva”, quel principio che ci innalza dandoci la capacità di apprendere insegnamenti profondi, ottenendo la realizzazione più alta. Giove è noto come Guru o Bṛhaspati: il maestro dei Deva, gli Dèi. Egli impiega circa dodici anni a fare un giro completo dello Zodiaco (rāśicakra) e dodici anni rappresentano il minimo periodo di tempo che un discepolo dovrebbe passare col proprio Guru al fine di ottenere la conoscenza. Giove è considerato, anche, il pianeta dell’abbondanza e della fortuna, il più benefico tra i pianeti.

Saturno

Saturno (Śani), è uno dei graha più temuti, indica gli ostacoli, i limiti e le paure, ma è anche il pianeta che insegna il distacco. Nella mitologia Saturno è il figlio illegittimo del Sole, nonché fratello di Yama, il dio della morte. È il pianeta associato alla vecchiaia, al malessere, alla sfortuna, alla miseria. È anche il pianeta che insegna il distacco permettendoci di andare al di là della sofferenza e dolore. I graha si muovono costantemente lungo una porzione della sfera celeste (svargaloka) noto come lo zodiaco, il quale è diviso in porzioni uguali. Se lo dividiamo in 12 porzioni avremo i dodici segni o costellazioni zodiacali, se la dividiamo in 27 porzioni avremo le 27 nakṣatra. I dodici segni zodiacali che tutti conosciamo sono associati a questi 7 graha.

Jyotisa I corpi Celesti

Una piccola storia

Il libro “Light on Life”, scritto da De Fouw e Svoboda, riporta una storia interessante che ci fa comprendere l’associazione tra segni e pianeti: all’inizio vi erano il Sole e la Luna, il re e la regina del paradiso, monarchi assoluti, essi comandavano rispettivamente dalle costellazioni del Leone e del Cancro. Resosi conto di tale realtà, Mercurio (che regola la comunicazione) volle chiedere loro una terra della quale appropriarsi all’interno dello zodiaco. Il Sole essendo di natura magnanima, acconsentì a tale richiesta dandogli in dono la costellazione di fianco alla sua, ossia quella della Vergine. Mercurio, che è noto essere un pianeta duale, maestro della duplicità e che parla con lingua biforcuta, trovando facile aver ottenuto la proprietà dal Sole, aspettò la notte.

Giunta l’oscurità parlò alla Luna: o regina, il Sole mi ha fatto dono della costellazione della Vergine, mi doni anche tu qualcosa? Il Sole è l’anima e la Luna è la mente emozionale, la mente è insicura sapendo che non ha luce propria e che riflette la luce dell’anima. Essendo insicura, la mente cerca di replicare l’operato dell’anima, quindi la Luna disse a Mercurio: va bene, avrai anche Gemelli, la costellazione di fianco alla mia.

In tal modo Mercurio (mente pensante) ottenne il possesso di Gemelli e Vergine. Venere (il desiderio) vide ciò che Mercurio (mente pensante) aveva fatto e fece la stessa richiesta. Il Sole, onesto e magnanimo, disse: ho promesso a Mercurio lo spazio vicino al mio ma tu puoi avere lo spazio successivo, ti dono quindi la Bilancia. Venere fece richiesta anche alla Luna ed ottenne il Toro. Vedendo ciò che Venere (il desiderio) aveva fatto, Marte (l’azione) fece lo stesso, ottenendo lo Scorpione dal Sole e Ariete dalla Luna. Giove (la saggezza) ottenne Sagittario e Pesci ed in ultimo Saturno (la rinuncia) che è il più lento dei pianeti, ed anche il più lento ad ottenere le cose, ebbe ciò che rimase: Capricorno ed Acquario.

Conclusioni

L’ordine descritto in questa breve storia riflette le distanze dei vari pianeti dal Sole: Mercurio è il pianeta più vicino, seguito da Venere, Marte, Giove ed in ultimo Saturno. Tale ordine riflette anche l’evoluzione della coscienza incarnata che nasce dall’anima (Sole) ed è sperimentata prima nella mente emozionale (Luna); creandosi poi il pensiero oggettivo si sviluppa la mente pensante (Mercurio), più la mente pensa e più desidera (Venere), il desiderio conduce all’azione (Marte) con lo scopo di concretizzare. Dall’azione si giunge alla saggezza (Giove) quando si apprendono i risultati, benefici o deleteri, di ogni azione. Quando la saggezza matura, la rinuncia (Saturno) diviene inevitabile e si diventa soddisfatti di ciò che viene donato dalla Natura. Lo stesso dramma vivente che è recitato in terra appare simbolizzato nei cieli dal Jyotisa .

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