Pūrṇānanda Zanoni

Purna Zanoni è nato a Verona, laureato, studioso della lingua e della filosofia sanscrita, interessato alla Fisica Quantistica, teologia, psicologia. ● specializzato in Psicologia della vita e della morte presso l’Università Federico II di Napoli (corso post-universitario) ● abilitato all’assistenza dei malati mentali (Scuola Permanente di Volontariato) ● studioso delle tradizioni filosofiche e teologiche nelle diverse culture occidentali e orientali, approfondite in vari anni di studio e partecipazione a corsi, tra cui: l’Accademia Vedāntica e l’Istituto Superiore di Scienze Teologiche ● frequenza ai corsi I e II di Sanscrito presso l’Università Cà Foscari di Venezia con il prof. A. Rigopoulos e da dodici anni i corsi di letteratura e grammatica sanscrita tenuti dal prof. Michel Angot in Italia e all’estero ● ha esperienza di traduzione di diversi testi dall’originale sanscrito ● traduttore e curatore del testo indiano: Tantra – Lo Śivaismo del Kaśmīr, di Kamalakar Mishra, pubblicato da Laksmi Ed. Savona, seconda edizione 2020 ● insegnante di Sanscrito e Filosofie Indiane presso centri culturali, associazioni e nei corsi di formazione per insegnanti di Yoga in Italia e Svizzera ● ha acquisito esperienze dirette delle pratiche yogiche frequentando Maestri e Āśram in Europa e India ● da anni relatore in conferenze e centri di spiritualità in Italia e Svizzera ● vanta numerosi viaggi di studio in India, Nepal, Tibet Il nome completo Pūrṇānanda (beatitudine nella pienezza divina) è dovuto all’iniziazione da parte di un ordine monastico della Tradizione indiana.

Posts by Pūrṇānanda Zanoni:

Sanscrito la lingua di Dio o lingua aliena ?

Alcuni anni fa il mio impegno appassionato e assiduo nello studio delle filosofie e delle scienze sia religiose che esoteriche era stato polarizzato dal tentativo di entrare nella cabina di pilotaggio del Sanscrito, tanto che da un bel po’ di tempo a questa parte credo non sia mai passato un giorno o al massimo due in cui non mi sia dedicato al suo apprendimento. Sentivo l’esigenza ormai ineludibile di sovvertire il mio approccio ai termini, le opere e gli autori, che non poteva più essere basato sul sentito dire dagli altri. Avevo bisogno di mettere le “mie” dita nella marmellata (letteralmente la parola sanscrito significa confatto, confettura). Infatti mi facevo continuamente questa domanda: perché se io leggo la Bhagavadgītā in italiano o in inglese sulla decina di diverse edizioni che ho sullo scaffale in camera trovo dieci traduzioni diverse? Al che ho dedotto che se avessi conosciuto la lingua con cui Dio parla agli uomini probabilmente avrei avuto accesso al testo originale e, pur ammettendo che quella decina di versioni fossero tutte giuste (o tutte sbagliate) l’unica vera traduzione sarebbe stata l’undicesima: la mia. La traduzione giusta per me. E così avvenne. Tuttavia da un certo momento in poi ho […]

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